di Laura Calagna Bambini
editing a cura di Camilla Azzoni
Illustrazione: immagine gentilmente concessa dall’autrice
L’hanno scelta apposta.
Di case ne hanno viste ventisette, prima di avanzare una proposta per quell’appartamento di ottanta metri quadri con centoventi di giardino. È al piano terra di un palazzo di tre piani più il terrazzo condominiale, in un vicolo del centro.
Poteva essere quello che aveva convinto lei: avvicinarsi ai servizi, averli a un passo. A lui invece era piaciuto che, una volta aperta la porta d’ingresso, si accedeva al salone e direttamente al giardino, e che il giardino fosse lastricato. Gli era piaciuto anche che il pavimento dell’appartamento fosse chiaro, come voleva lei, e che quello esterno fosse giallo e attirasse il sole e non dovesse stare lì a tagliare l’erba. Dopo aver visto ventisette case e averne scartate undici solo per il pavimento, era fondamentale che fosse chiaro.
Gli era piaciuto pure che la cucina fosse piccina, un cucinotto, più che una cucina come il dio costruttore degli anni ’60 comandava; aveva la porta, altro desiderio di lei, e il doppio lavandino e la lavastoviglie. Si lamentava sempre che non avevano il doppio lavandino, e questa cosa che non usassero più separare sala e cucina non le andava giù. Lui c’era nato e cresciuto negli open space, lei no; lei veniva dalle case anni ’60 ariose, con tre stanze, le porte e i corridoi e l’ingresso. Ma chi ce l’ha più l’ingresso?
Per quanto ne sapeva lui, lei aveva avuto più porte che pazienza. E quella doveva essere casa di tutti e due, il luogo del loro più completo compromesso, firmato con un mutuo trentennale. Se fossero sopravvissuti a quella ricerca, il matrimonio sarebbe diventato davvero un ornamento.
Perciò, la cucina doveva avere la porta e il pavimento doveva essere chiaro. Sembrava irrilevante che quell’appartamento al piano terra fosse esposto a nord-ovest e quindi avrebbe preso il sole solo dal pomeriggio, forse. Abitavano in una città sulla costa tirrenica, con l’umidità fissa all’80% nelle giornate buone: l’esposizione a nord-ovest significava muffa alle pareti. Sempre. Ma avrebbero lasciato le finestre aperte, si dicevano.
Il soffitto era schiacciato dal peso dei piani superiori. Ci avevano fatto caso tutti e due ma sul momento era parso irrilevante: si erano soffermati sul fatto che i precedenti inquilini avevano installato una stufa a legna e bucato il muro con una canna fumaria.
Era parso anche irrilevante che il primo ambiente veramente illuminato della casa fosse il bagno padronale o che le camere da letto fossero proprio sopra i garage. Era forse del tutto ininfluente che la cameretta fosse a conti fatti un ripostiglio, non certo una stanza come comandava il dio degli anni ’60 che pregava lei, e che perciò non avrebbero avuto spazio per un’eventuale prole.
Ma i figli erano un ornamento che desideravano ancor meno del matrimonio. Un mutuo è un ergastolo con la condizionale della vendita e dell’estinzione anticipata, un matrimonio può essere estinto con un divorzio, una terapia e sensi di colpa, rimorsi e lacrime che nessuno dei due desiderava. Invece una prole non si estingue, dunque era un’opzione esclusa.
Nella scelta dell’appartamento un altro dettaglio era stato decisivo: la camera da letto aveva il bagno privato. La condizione di quel compromesso, da parte di lui, era una e una sola: poter cagare vicino al letto.
Era quello che aveva convinto lei. Dopo ventisette case, e un’offerta per un altro appartamento andata male – il proprietario era deceduto pochi giorni prima dell’atto, capita anche quando si prega il dio degli anni ’60 con le porte – avevano smesso di preoccuparsi di cosa voleva l’io e si erano concentrati su cosa rendeva felice il noi.
Così non si sono nemmeno parlati, né guardati, per tutto il tempo. Hanno finito la visita e prospettato l’offerta all’agente immobiliare, firmando carte e cartacce e staccando l’assegno per la caparra. Una volta tornati a casa, hanno avvertito entrambi sete, e un certo tremolio alle dita. Solo dopo si sono guardati e hanno avuto la certezza: non sarebbero arrivati al rogito. Quel compromesso non s’aveva da fare.
Biografia
Laura Calagna Bambini (classe ’95) è nata e vive ai piedi del promontorio del Circeo. Non potendo diventare avvocato del Diavolo, dopo la laurea in Giurisprudenza è diventata HR Recruiter. Ascolta solo l’opera e il rock psichedelico e ha una passione smodata per gli animali ridicoli. Suoi racconti sono apparsi su varie riviste tra cui Bomarscé, Calvario, Scomoda, L’appeso e Topsy Kretts. Da novembre 2024 è redattrice di Scomoda e, ora, di Metamorphosis, di cui si sente un po’ mamma. Nel 2023 ha vinto il Premio Speciale Under30 del Torneo IoScrittore. A volte si prende pure sul serio.






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