L’orrore fra sesso e giochi di potere
di Nicola Ianuale
Parafrasando Raymond Carver: di cosa parliamo quando parliamo di guerra? La risposta di Francesco Casini è una trama allegorica e grottesca che fa del dualismo sesso e potere il suo pilastro portante.
Un generale dell’esercito incontra il giovane Zayt, detenuto dietro “due porte di sicurezza, un portello verticale antinucleare, due porte di legno e tre di alluminio” del settimo piano interrato del “blocco 2F” della base tattica “R-342”. Mentre aspettano che il generale faccia il suo dovere, i subalterni chiacchierano del più e del meno.
L’autore divide la storia in due linee narrative alternate: dentro e fuori la stanza. Dentro, il generale ha fatto predisporre un “tavolo operatorio da campo con cavigliere e polsini di contenimento e clistere equino, spremitesticoli”, lubrificante aromatizzato al mango, sospensorio e altro ancora. Zayt, all’inizio, è supplice: si lamenta e si dispera in arabo.
– Non avere paura.
سيدتي أرجوك أن ترحمي
Il generale che mal capiva e mal tollerava l’arabo fece segno di star tranquillo al giovane ragazzo.
من فضلك، عائلتي انفجرت، كلهم ماتوا، ساعدوني
– Sshhs, tranquillo, sei al sicuro.
Il generale lo abbracciò paternalmente e gli carezzò la schiena. Il ragazzo scoppiò a piangere nascondendogli il volto nella spalla.
أرى أجسادهم المهملة والمنزوعة الأحشاء، لا يرحلون أبدًا، لا يرحلون أبدًا
Dopo poco Zayt avvertì l’erezione del generale crescere nei pantaloni e si allontanò inorridito. […] Il militare provò a scusarsi – erano le lacrime a farglielo venire duro.
Né il generale si fa interprete dall’arabo né il testo offre note traduttive. L’effetto è straniante: assistiamo a una conversazione in cui è comprensibile solo una voce, la peggiore. “Per favore – dice Zayt – la mia famiglia è saltata in aria. Sono morti tutti, aiutatemi”; “Vedo i loro corpi abbandonati e sventrati; non se ne vanno, non se ne vanno mai”. Che ne si voglia scoprire o meno il significato, le sue parole sono irrilevanti; il silenzio narrativo è sintomatico dell’incomunicabilità di fondo.
L’incontro, infatti, è una rappresentazione in scala della guerra. C’è un’invasione fisica (l’ingresso nella stanza), un atto di forza (la sodomizzazione) e la sordità nei confronti delle vittime (Zayt inascoltato). Lo stupro in sé Casini non lo mostra: lo suggerisce con l’alternarsi delle narrazioni.
Mentre il generale – “nudo fatta eccezione per una maschera antigas” – dice a Zayt: “Morto, fai il morto. […] Cerca di entrare nella parte. Ti trovo sotto le macerie del tuo villaggio, ma sexy…”, salvo poi scivolare sul lubrificante, i subalterni ammazzano il tempo.
– La sborra cammina.
– Certo, è ovvio, gli spermatozoi si muovono. […]
– Gli spermatozoi si muovono smuovendo la sborra. […]
– Non è la sborra che si muove, è la forza di gravità che la schiaccia sulle superfici.
– Come fa la gravità ad esercitarsi su un liquido così infimo? È chiaro che sia la pressione atmosferica a schiacciare la sborra. […]
All’improvviso si bloccarono tutti sentendo un urlo inumano. […] Per un momento si preoccuparono, poi sentirono la voce del generale cantilenare la celebre filastrocca “sotto la capra la capra crepa, sopra la panca la capra… yuhuuuuuuu!”. I militari si scambiarono delle occhiatacce maliziose.
– Sicuro che la sborra del generale adesso è in movimento!
La serietà con cui affrontano l’argomento agisce per contrasto: normalizzare l’orrore per mettere in risalto la disumanità della guerra.
“Questa battaglia è vinta!” esulta il generale dopo aver unito l’utile al dilettevole, perché per lui, da buon sadico, dovere e piacere coincidono. Il superamento di tale dicotomia conferisce al testo un valore universale, che è anche il più grande pregio del racconto. La guerra è un gioco di potere, e in quanto tale è ovunque. È ciò che regola i rapporti fra preda e predatore, fra chi subisce e chi, invece, trae piacere dal soggiogare il prossimo. Allora, se così è la vita, tanto vale parafrasare anche Woody Allen. La guerra è sporca? Solo se fatta bene.
Leggi il racconto di Francesco Casini qui: La guerra.





Lascia un commento