Uno stato sognante (I)

Seduta tra il padre e la madre, Ève individuò un fascicolo a suo nome sulla scrivania ingombra di scartoffie dello psicologo scolastico, tra una pila di raccoglitori ad anelli e uno smartphone che vibrava per una telefonata in arrivo. Le linguette colorate che spuntavano dal fascicolo, probabili rimandi ad argomenti di discussione, le mettevano voglia di precipitarsi alla porta. Si paragonò a quei ratti da laboratorio alle prese con leve e labirinti, ma a differenza delle bestiole, lei sapeva di essere oggetto d’analisi.