Intervista a cura di Camilla Azzoni e Pietro Nunziata
La seconda intervista ha come protagonista Cohibeo, rivista culturale fondata da Grazia Cassetta che ringraziamo per aver risposto alle nostre domande e, anche e soprattutto, perché ha creduto in noi quando Metamorphosis era ancora nel bozzolo.
Perché hai deciso di fondare una rivista culturale?
Per via di una conversazione con un amico. Non mi ricordo com’è andata, ma ricordo la domanda principale: “Perché non fai quel che ti piace fare?”
Avevo smesso di scrivere e leggere da qualche tempo. Era uno di quei periodi che ogni scrittore e lettore passa, quello del nulla più assoluto. Se questo nulla assoluto va avanti per troppo tempo si finisce per ammalarsi di noia, anche questa assoluta.
Avevo già scritto per un mio blog, Graziable, che ho cestinato forse nel 2018, potrei sbagliarmi. Non avevo voglia di riprendere in mano un progetto così autoreferenziale e pubblicare esclusivamente miei scritti, avevo voglia di connettermi ad altri scrittori e lettori, mantenere viva questa passione e condividerla.

Cohibeo (dal latino) significa tenere insieme, legare. Una bella dichiarazione d’intenti. Quali obiettivi ha la rivista?
Cohibeo ricerca il vero. Sono molto interessata a versi, prose e persone che condividono un forte istinto politico e/o ribelle. L’obiettivo principale di Cohibeo è proprio quello di ricercare queste persone, attivamente o passivamente, e offrire loro una casa temporanea nella rivista.
La redazione è formata da una sola persona, te stessa. Pro e contro di essere da sola?
Sono, nel bene e nel male, una persona molto appassionata. Questo mi permette di sedermi alla scrivania dopo lavoro e dedicarmi a Cohibeo per ore, senza staccare gli occhi dallo schermo. Da qui la miopia e quel tocco di ossessione necessario per gestire la rivista da sola.
Il pro è quello di non dover aspettare altri e poter gestire i tempi a modo mio. Il contro è quello di non avere un altro paio di occhi e mani che mi aiutino a gestire il tutto. Il lato social media, per esempio, mi fa venire mal di testa, ma ci provo lo stesso.
Sono molto fortunata perché, anche se gestisco la rivista da sola, quando Cohibeo lancia progetti come Antologia del Macabro e Zona Marginale, ho sempre al mio fianco Elisabetta Panico (@beibilapla) che si occupa del design di copertina, e Luca Bellitti (@bellittidesign) che si prende cura dell’impaginazione e della grafica.
Senza di loro nessuno dei progetti passati e futuri sarebbe possibile. Fanno un lavoro straordinario ogni volta.
Pensi che in futuro potresti avere uno o più redattorə?
Mi piacerebbe! Se la mole di email un giorno diventasse ingestibile, sarà una necessità. Per il momento me la cavo, non sto cercando attivamente redattorə. Potrei star cercando qualcuno che se ne intende di social media, però…

Come sono nate le collaborazioni con Edizioni Novilunio, Mortuary Street e Sovrappensiero? In cosa consistono?
Organicamente, con tutti e tre! Uno scambio di messaggi, interesse reciproco nelle riviste e un po’ di coraggio.
Edizioni Novilunio è stato il primo a porgermi la mano, e l’ho stretta con piacere. Andrea Barresi, archivista e articolista di Novilunio, è stato anche uno dei primi ad essere pubblicato su Cohibeo.
Con Mortuary Street la collaborazione è nata nel periodo di Antologia del Macabro, viste le tematiche gotiche del progetto. In seguito hanno scritto anche un bellissimo articolo per la rivista: “Νεκρομαντεία: l’arte di interrogare i morti”.
Sovrappensiero la seguivo da un po’. Avevo già fatto pratica e preso più coraggio. Ricordo di averle scritto dicendole che mi avrebbe fatto piacere pubblicare un suo articolo. Il resto è storia. Sovrappensiero è una colonna portante di Cohibeo e una voce che va assolutamente letta su Cohibeo o sul suo Substack: Oltrepensiero.
Cohibeo pubblica poesie, racconti e articoli: cosa ti fa dire “ok, questo testo lo pubblico”?
La risposta cambia in base a vari fattori. Quello che posso dire con certezza è che il testo deve, per forza di cose, interessarmi molto. Un colpo di scena in un racconto, un’esperienza universale in una poesia, o per pura curiosità intellettuale in un articolo. La risposta breve e forse deludente è: dipende.
Sul sito, in Bottega, è possibile scaricare l’Antologia del Macabro, Rimbaud: l’artista e l’essere morale di Ernest Delahaye, traduzione curata da te, e Zona Marginale#1 – progetto queer nel quale convivono opere fuori dal centro, dalle norme e dalle griglie binarie. Siamo curiosə, puoi dirci qualcosa su progetti futuri? Ci sarà una Zona Marginale #2?
Il piano è quello di far uscire Zona Marginale #2! Ma non so se prima della seconda edizione ci sarà un terzo progetto. Le possibilità sono infinite, magari anche riportare sotto i riflettori Antologia del Macabro.
Secondo te, oggi, che funzione hanno (o dovrebbero avere) le riviste?
Dovrebbero essere, per scrittori e lettori, una faccia familiare che incontri per caso e inviti a prendere un caffè, ci passi il tempo di una chiacchierata e saluti con un sorriso, fino al prossimo incontro. Molte volte le si tratta come macchine di notorietà senza anima. Si premono dei tasti, magari la macchina li accetta, poi addio e grazie per le visualizzazioni.
Cohibeo è fortunata ad avere molti scrittori e lettori che tornano e le sorridono. Spero sia lo stesso per tutte le altre riviste.

Ci sono riviste che apprezzi e a cui ti sei ispirata?
Assolutamente. Tra quelle che non sono ancora state menzionate, apprezzo molto Rivista BLAM!, Crack Rivista che purtroppo ha chiuso i battenti, La Nuova Carne, Infiorescenze, Enne2, e molte altre. Quelle che mi hanno ispirata sono sicuramente BLAM e Crack.
La rivista è solo una palestra o può essere un mezzo per “arrivare” (o entrambe le cose)?
Elencare pubblicazioni cartacee e online fa la sua bella figura in un’email ad una casa editrice per la pubblicazione di un libro. Dimostra esperienza e dedizione, e l’editore può farsi un’idea dello stile dell’autore. Per gli scrittori le riviste sono un bel trampolino di lancio.
Però, devo dire, è evidente quando gli scrittori inoltrano qualsiasi cosa alle riviste pur di raggiungere la quota minima di pubblicazioni (come se esistesse), senza nemmeno preoccuparsi di leggere le linee guida della rivista. Queste persone che “vogliono arrivare” vengono immediatamente individuate e cestinate sia dalle riviste che dalle case editrici.
Qui torno al punto di prima: trattate le riviste come facce familiari, non come macchine!

Pensi che una rivista debba avere una posizione politica chiara?
Sì. A me piace sapere con chi ho a che fare, quindi la posizione politica di Cohibeo è chiara fin dall’inizio. Essere diretti aiuta ad evitare una certa fetta di pubblico e, al contempo, aiuta il pubblico al quale ho deciso di parlare ad approcciare Cohibeo con più serenità.
È stato facile dialogare con altre riviste? Hai suggerimenti/proposte in tal senso?
Mandate quella email o quel messaggio! Fanno sempre, e molto, piacere. Magari all’inizio risulterà imbarazzante, se siete timidi come me, ma col tempo sarà sempre più facile. Mettetevi nei panni dell’altra persona: come vi sentireste se qualcuno volesse collaborare con voi? Lusingati, immagino. Ecco, è esattamente come si sente la redazione della rivista con la quale volete dialogare. Nessuna paura, solo condivisione.
Ultima domanda: pensi che il mondo delle riviste stia per scomparire o, al contrario, che sia più vivo che mai?
Vivo e affamato di nuove riviste, nuove prospettive e nuove voci. I lettori ci sono, molte riviste condividono una bella porzione di pubblico, e non siamo certo a corto di storie, poesie, illustrazioni, arte in generale. L’essere umano crea per sopravvivere e consuma per trovare l’ispirazione. Più si pubblica, più si ispira il prossimo a scrivere e, se vuole, pubblicare.
Lunga vita alle riviste, quelle libere e gratuite per tutti!
Si ringrazia Grazia Cassetta per aver gentilmente concesso le illustrazioni.
Link alle pagine social di Cohibeo:





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