di Chiara Fanti

Illustrazione: immagine realizzata da Francesca Bruni (@exx.voto)


Una golosa sensazione mette a soqquadro il ventre già sazio e porta la mia mano ad afferrare con decisione quell’infinita tentazione dell’eterno. Rammento il passato, arrossisco. Trasgredisco alla regola già imposta perché il solo modo per plasmare questo desiderio è concedersi ad esso. Manipolo la sfera liscia accarezzandola, preparando anticipatamente i miei canali sensoriali alla sfida avventurosa. La determinazione si impossessa del corpo, della mente, del sangue che fluisce rapido e conduce le emozioni dove non vogliono andare.

È fatta.

Ho compiuto un atto pericoloso provando piacere e pensando alle future conseguenze che mi attendono silenziose. Decido che non mi importa affatto e proseguo ingorda nel processo scandaloso, oserei dire curioso, perché non più abituato a quelle azioni epiche colme di ricordi. Di tanto in tanto mi fermo, faccio una pausa, penso, osservo e senza indugio riavvio quel meccanismo ormai attivo intatto nelle viscere. Mi soffermo al termine sul risultato della mia poderosa impresa: ne rimane uno scheletro peloso, poco imbottito di nettare che succhio impavida fino all’ultimo, ormai lontana da ogni senso di colpa, ormai vicina all’orizzonte, perché ho goduto pienamente, ho assaporato ogni dettaglio e ho potuto volare in alto, oltrepassando quelle tenebre oscure che invece mi opprimevano.

Abbiamo chiesto a Chiara Fanti di parlarci del testo e del processo creativo che ha portato alla sua realizzazione, queste le sue parole:

Il testo si configura come una descrizione estetica dell’atto di mangiare una mela. Nella sua genesi creativa, la struttura originaria era suddivisa in due colonne contrapposte: da un lato, l’elenco dettagliato dei movimenti meccanici necessari per compiere il gesto, compresi quelli trascurabili e involontari; dall’altro, l’esperienza sensoriale medesima, esplorata attraverso la contemplazione di ogni facoltà percettiva.
Progressivamente, la realtà esterna svanisce per dare spazio a sensazioni fisiche e psicologiche, volte ad amplificare una passionalità soggettiva travolgente e totalizzante. Ne deriva una prosa lirica dal ritmo denso e solenne, fortemente simbolica, che richiama il dogma del peccato originale e la trasgressione di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Il desiderio è, difatti, la spinta primordiale che dà vita al brano ed è intimamente legato al concetto di proibito. Vi è una marcata componente erotica: la consumazione del frutto si sovrappone all’unione carnale, culminando in un climax di piacere ed estasi, in cui l’appagamento dei sensi rappresenta l’apice dell’intero percorso emotivo.

La redazione ringrazia Francesca Bruni (@exx.voto) per aver realizzato l’illustrazione.

Biografia

Chiara Fanti è nata a Forlì il 6 febbraio 1992. È un’insegnante di scuola primaria. Sognatrice, dall’animo ribelle e creativo. Da sempre appassionata di poesia e di scrittura in tutte le sue forme, cerca di trasmettere ai suoi studenti la potenza intrinseca delle parole, al fine di lasciare una profonda traccia di sé al mondo.

Sta lavorando alla sua prima opera ibrida: sperimenta poesie dallo stile classico, versi caratterizzati da nudità ermetica e prose liriche dal ritmo denso. L’ossimoro guida la sua poetica.

Dal 2019, come @teacher.in.wonderland, collabora con la casa editrice Terre di Mezzo, per cui cura articoli relativi ad albi illustrati e al loro utilizzo in ambito laboratoriale e didattico.

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