di Lorenzo del Corso

Illustrazione: foto di Arthur Unwawiola (Pexels)


Solitudine della luce (I)

Alla nausea consueta,
infine al margine del giorno,
resto dissolto.

E macchiata di buio, la luce
nella sua incertezza mi scioglie,
e come fra giunchi scuce le dita,
lungo il fondo lago del tramonto.


Solitudine della luce (II)

Ondeggio in questa prigione
un dolce seminulla e vago,
cemento scavato in galleria,
grotta e sotterraneo lago.

Il giorno viene qui a morire:
il mio fragile corpo lui cerca
e lo ingombra e lo accolgo
nel torace dove trema, viva
una spenta densa cupa stella.


Solitudine della luce (III)

Sfaldami tormenta luminosa
che accolgo come pioggia che gravita
e penetra e sfonda la casa.

Indomita vertigine celeste
riflessa all’alba nello specchio
infranto s’espande in ogni cavo:
acqua che riempie il teschio.

Biografia

Lorenzo Del Corso è nato a Pisa nel 1994, e da allora non se n’è mai andato. Dopo aver passato l’adolescenza a studiare economia, l’ha rinnegata e si è dedicato allo studio della letteratura. A un certo punto ha iniziato anche a scrivere poesie, pubblicandole su alcune raccolte. Inaspettatamente ha rinnegato anche la poesia e ha iniziato a scrivere racconti (pubblicati su Malgrado le mosche, Clean, Madre, Bomarscé, L’equivoco, L’Appeso, Limen Pastiche, Gelo, Morel, Albori e altre riviste). Dal 2019 è stato membro del collettivo di scrittura Lo Scisma, per poi uscirne nel 2023.

Nei momenti in cui non rinnega le sue scelte, fa il professore di Italiano, a Pisa.

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