di Catherine Hannequart

Editing a cura di Laura Calagna Bambini

Illustrazione: foto di Erik Chistov (Unsplash), modificata dalla redazione


Ci sono luoghi così piccoli che finiscono per essere dimenticati. Luoghi isolati, senza storia, la cui memoria è stata cancellata dai manuali di geografia per volontà dei potenti di questo mondo. Tra questi esiste una piccola isola sperduta tra l’Irlanda e l’Islanda, chiamata Iflanda. Ci vive solo un gruppo di pescatori, lontani dal mondo, con una lingua diversa da tutte le altre: l’iflandese.

E se noi non sappiamo niente della loro esistenza, loro ci conoscono ancora meno: agli iflandesi capita di viaggiare, ma la frustrazione di non capire le lingue straniere, di non riuscire a comunicare, li spinge a tornare velocemente a casa. Tutti… tranne Efa, la mamma di Freja. Efa era sempre stata curiosa di conoscere altre persone, di imparare cose nuove: così era andata via per molti anni, aveva imparato l’inglese e viaggiato per il mondo. Ma poi era tornata, perché – non ve l’ho ancora detto? – l’Iflanda è il paese più bello del mondo… 

In Iflanda il fento foffia forte, perdonatemi, il vento soffia forte, così tanto che la gente si muove scivolando sulle colline come sulle montagne russe. E tutte le montagne russe conducono a un punto: l’albero di zucchero.

Sì, proprio così: un albero gigante con rami fatti di zucchero filato, e invece dei fiori crescono ciambelle, lecca-lecca di tutti i colori, cornetti alla crema, bignè al cioccolato… E quando arriva l’ora della merenda, il vento soffia sull’albero: volano golosità a non finire! Basta saltare per acchiappare i dolci, mentre sull’albero crescono già quelli nuovi. Ecco perché gli iflandesi viaggiano poco: non possono perdersi l’ora della merenda.

Efa aveva portato dal suo viaggio una valigia piena di libri, di storie misteriose da un mondo finora poco conosciuto. Leggeva spesso delle storie a sua figlia Freja. Ma un giorno accadde qualcosa di sorprendente…

«Mamma, mi leggi una ffftoria?», le chiese Freja, singhiozzando.

Da qualche giorno Freja era molto triste: aveva perso il cane Fnoopy. La madre si sedette sul bordo del letto e le venne un’idea. Potrei cambiare leggermente il significato della storia, no? Nessuno se ne accorgerebbe… Prese il libro di Pippi Calzelunghe: non gliel’aveva mai letto, poteva dunque chiamare il personaggio Fefe, il soprannome di Freja. Inventò per lei un superpotere: quello di dimenticare tutti i pensieri tristi, che le sembrava il potere giusto per rallegrare la sua bambina. 

Ascoltando le avventure di Fefe, le lacrime di Freja lasciarono il posto a un grande sorriso. Poi saltò giù dal letto, urlò di gioia e corse per tutta la casa. Sua madre rimase senza parole: come poteva essere improvvisamente così piena di energia, così… felice? 

Alla fine, lasciò che la tenerezza prendesse il sopravvento e guardò Freja eseguire una danza del granchio, prima di concludere lo spettacolo: «A letto, Fefe!»

Il giorno dopo, Freja fece una passeggiata intorno al porto, fischiettando. Il suo grande sorriso attirò gli sguardi dei pescatori, abituati a vederla triste. Scambiandosi occhiate sospettose, decisero di andare a trovare Efa: in Iflanda la vita quotidiana era talmente tranquilla che ogni circostanza insolita veniva vissuta come un’avventura. Freja, incuriosita, li seguì fino alla porta di casa.

«Ciao Efa… Ehm, abbiamo fifto Freja al porto e…»

«…E?»

«Che cofa le è fucceffo? Non la fedefo forridere da quando è morto Fnoopy…»

«Fnoopy? Chi è?», chiese la bambina, che si era avvicinata.

«Ma come… Il noftro cane…»

«Il noftro cofa? Ma non abbiamo mai avuto un cane!»

Gli occhi di Efa si allargarono. Cosa aveva fatto, cos’era quella strana magia? I libri avevano un potere reale? Corse a cercare una foto di Fnoopy e la mostrò a Freja.

«Guardalo bene… Era il noftro cane, ti ricordi?»

«Beh, allora mi fono dimenticata di lui. Ho dei fuperpoteri, fapete, faccio fparire tutto quello che mi rende trifte», aggiunse, guardando i pescatori con aria superiore.

Lo aveva davvero cancellato dalla memoria? Allora con i libri si potevano inventare poteri magici… Forse poteva dare qualsiasi potere a sua figlia. Parlare con gli animali, visto che aveva un legame così forte con Fnoopy? Teletrasportarsi, per andare a vedere il mondo e tornare a casa per la merenda? Volare, per fare come i gabbiani che le piacevano tanto?

Efa era persa nelle sue fantasticherie quando un pensiero la fermò. Se Freja aveva cancellato i ricordi felici con Fnoopy, un giorno avrebbe dimenticato anche lei, la sua mamma? Doveva rimettere le cose a posto, inventare un seguito alla storia per sostituire quel superpotere con un altro. Decise di farla volare: si sarebbe divertita un mondo e non sarebbe più stata triste.

«Fefe, fieni a letto, ho una nuova ftoria da leggerti!»

E secondo voi funzionò? Vediamo. Dopo aver letto la ftoria – scusate, la storia – Fefe aprì la porta e… 

…uooOOOAAAAA!!!

Trascinata dal vento, sparì per ore e tornò stremata dagli sforzi fatti per tornare indietro controvento.

«Uffa, fempre quefto fento!» si lamentò Fefe. «Là fuori c’è folo acqua, non ho fifto neanche un dolce, che noia!»

Efa non si lasciò scoraggiare. Forse sarebbe stato meglio viaggiare per mare? Il giorno dopo le raccontò la storia di Fefe, la ragazza che sapeva nuotare come un pesce senza dover risalire a prendere aria. Impaziente di provare questo nuovo potere, Fefe si gettò in acqua e scomparve. Nuotò a lungo, in acque sempre più profonde e scure, e cominciò a vedere strane forme. Nel mare galleggiava ogni sorta di cosa, ma non erano bei pesci multicolori, no: bottiglie, buste, oggetti strani. Quando all’improvviso… Un’enorme rete la intrappolò. Si trovò stretta tra tentacoli di polpo, pinne di pesce e quei rifiuti misteriosi, senza riuscire a liberarsi.

Dopo quello che le parve un’eternità, sentì la rete salire e fu issata su una barca. Un uomo sobbalzò quando la vide e la liberò, pronunciando parole incomprensibili: «What are you doing here?»

Fefe non rispose: appena liberata, si tuffò e schizzò via. Dopo un’ora trovò finalmente le rive dell’Iflanda e la sua mamma che l’aspettava sulla spiaggia. 

Aveva avuto tanta paura. Essere un pesce non era poi così bello. E nemmeno un uccellino.

«Mamma, ne ho abbaftanfa dei fuperpoteri», dichiarò sdraiandosi sulla sabbia. «La cofa migliore è non fare nulla».

Come per darle ragione, il vento che soffiava dolcemente depositò un piccolo bignè sulla sua pancia scoperta. Era l’ora della merenda.

Biografia

Catherine Hannequart (1992) è una traduttrice nata in Francia da madre tedesca: ha iniziato la sua carriera in grembo. La sua esistenza prosegue in mutamenti di lingue e paesi: ha vissuto in Irlanda e in Lussemburgo, prima di trasferirsi in Italia – ma non fateci troppo affidamento, la sua valigia sogna già altri orizzonti. Grazie ai corsi di scrittura di Itaca Colonia Creativa ha scoperto una passione per la letteratura per l’infanzia: attualmente prova a scrivere un romanzo per bambini, ma la verità è che passa molto più tempo a leggere e a perdersi tra gli scaffali dedicati all’infanzia, e quando chiede consigli ai librai, alla domanda “Per quale fascia d’età?” risponde “È per me!”.

Si è recentemente reinventata redattrice di manuali scolastici in lingue straniere, e siccome tutte le strade portano a Roma, collabora anche con l’Associazione Europea delle Vie Francigene, forse per tenere d’occhio le prossime deviazioni.

Un suo racconto è apparso nell’antologia Un anno di racconti di Itaca Colonia Creativa.

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